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17
Nov

VINCIULLO – Gli allevatori delle province di Siracusa e Ragusa, disperati per la siccità, sono costretti ad abbattere i capi di bestiame in età ancora fertile. La Regione intervenga immediatamente!

Inviato il in Politica
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Da mesi non piove in provincia di Siracusa e, in parte, anche in quella di Ragusa. Gli allevatori e gli agricoltori, già stremati a causa della crisi del settore, sono ormai disperati e le loro aziende agricole, tutte, nessuna esclusa, sono sull’orlo del fallimento. Lo dichiara l’On. Vincenzo Vinciullo.
Il foraggio per il bestiame e il frumento seminato nel mese di ottobre sono ormai distrutti a causa della siccità e i campi trasformati in terreni aridi e privi di vita.
Gli allevatori non hanno più scorte di fieno per alimentare i loro animali e, quindi, sono costretti a scegliere la via più tragica e drammatica per un’azienda agricola cioè quella di macellare i loro capi di bestiame, anche se sono in età fertile e in attesa di partorire.
A causa delle scorte di fieno quasi terminate che ha visto il prezzo triplicare, dei rincari dell’energia elettrica e del gasolio, dell’aumento del prezzo del mangime, il mantenimento di un bovino giovane non è più conveniente rispetto al prezzo di vendita ed allora, oltre ad abbattere le madri, si uccidono, ancora in tenera età, i figli, cioè i vitelli.
Gli animali, soprattutto di notte, per la fame, fuggono dai loro recinti ed invadono strade provinciali, ex regionali e statali, mettendo a rischio la vita di centinaia di automobilisti.
Di fronte a questa situazione così drammatica per le province di Siracusa e Ragusa, ha concluso l’On. Vinciullo, è opportuno e necessario che la Regione Siciliana intervenga chiedendo la dichiarazione dello stato di calamità naturale, perché non solo l’acqua causa drammi esistenziali gravissimi ma la siccità, purtroppo, è ancora peggiore perché non è visibile né quantificabile, da qui la richiesta di tutelare i nostri agricoltori e allevatori chiedendo al Governo nazionale un intervento immediato, non più rinviabile perché non possiamo assistere, senza gridare ad intervenire, al massacro delle nostre stalle.

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